snow (GTS)
Mia istanza personale, l'account principale e su Mastodon (@snow@snowfan.it)
Quando una rete è già ben avviata, con molti nodi che si “vedono” tra loro via radio, allora sì… MQTT diventa quasi il contrario di ciò che si vuole ottenere.
Perché? Perché a quel punto stai di nuovo passando da Internet, mentre lo spirito della rete è proprio far viaggiare i messaggi nell’aria tra i nodi.
Però c’è anche l’altra faccia della medaglia.
Se ti trovi in una zona dove sei praticamente il primo nodo, come nel mio caso qui in zona Taranto, senza MQTT succede una cosa molto semplice:
parlerei solo con me stesso.
E realisticamente pochi sono disposti a partire così, accendendo un nodo che non vede nessuno per settimane o mesi.
Per questo l’approccio più sensato è graduale:
1️⃣ All’inizio si può usare MQTT per collegarsi alla rete più ampia e iniziare a vedere traffico.
2️⃣ Nel frattempo si installano altri nodi nella zona.
3️⃣ Quando i nodi iniziano a vedersi via RF, la mesh locale prende vita.
4️⃣ A quel punto MQTT si può ridurre o togliere del tutto.
Insomma, MQTT non deve diventare la stampella permanente della rete… ma può essere un ottimo ponte di partenza per far nascere nuove zone di copertura.
Prima si accende la scintilla… poi si lascia lavorare la radio. 📡
Gente che fa prove tra regioni:
“Mi ricevi?”
“Test ok a Padova”
“4 hop da Parma”
“Confermate la ricezione?”
Ragazzi… ma siete su MQTT.
State passando da Internet.
È letteralmente come fare una prova radio tra Torino e Modena… su WhatsApp.
Capisco perfettamente l’utilità di MQTT quando sei isolato e non hai ancora nodi RF attorno, serve proprio per far crescere la rete.
Ma fare i “rapporti di ricezione” tra regioni sul MediumFast via MQTT è un po’ come testare la propagazione… usando il Wi-Fi.
La parte davvero interessante arriva quando quei messaggi fanno hop veri via radio, nodo dopo nodo, senza server in mezzo.
MQTT è utilissimo per partire.
La mesh RF è il vero gioco.
#meshtastic
#LoRa
No.
Usano tutti, in un modo o nell’altro, il mondo LoRa, ma sono tre animali diversi.
MeshtasticLa via praticaÈ quello che capiscono tutti al volo.
Accendi i nodi, colleghi l’app, mandi messaggi, vedi i contatti, fai prove di copertura, giochi con antenne, pali, colline, MQTT e tutto il resto.
Tradotto, è la versione più vicina a dire:
“Voglio farmi una rete radio testuale che funzioni davvero, senza dover fondare una nuova civiltà.”È il più immediato, il più concreto, il più “ok, questo lo uso davvero”.
MeshCoreIl cugino alternativoSempre LoRa, sempre rete mesh, sempre comunicazioni off-grid... ma con un’impostazione più da progetto alternativo, più di nicchia, più da appassionati che vogliono qualcosa di meno battuto.
Tradotto, è un po’ come dire:
“Meshtastic mi va stretto, voglio qualcosa di più strano, più indipendente, più da esploratore della radio-matrix.”Interessante? Sì.
Più diffuso? No.
Più facile da trovare in giro? Nemmeno.
ReticulumQuello che vuole rifare Internet... ma con calmaE qui cambiamo completamente film.
Reticulum non è semplicemente “una chat LoRa”.
È più una specie di infrastruttura di rete alternativa, dove LoRa può essere uno dei mezzi usati, ma non l’unico.
Quindi non stiamo più parlando solo di:
- nodini
- messaggini
- app sul telefono
- “mi ricevi?”
- rete autonoma
- servizi distribuiti
- filosofia da Internet parallelo
- smanettamento con ambizioni molto alte
“Non voglio solo parlare via radio, voglio rifondare il concetto stesso di rete.”Bellissimo.
Affascinante.
Molto nerd.
Molto meno immediato.
In una riga solaMeshtasticLa scelta pratica
MeshCoreLa scelta alternativa
ReticulumLa scelta filosofico-ingegneristica con tendenze messianiche
Detto ancora più sempliceSe vuoi:
fare prove reali sul territorio, Meshtastic
provare qualcosa di più di nicchia, MeshCore
entrare in una visione più grande della semplice LoRa, Reticulum
Il mio riassunto brutalmente onestoMeshtastic è quello che usi davvero.
MeshCore è quello che osservi con curiosità.
Reticulum è quello che studi quando vuoi sentirti un archeologo del futuro.
E no, non lo dico per sminuirli.
Anzi.
Sono tutti mondi interessanti, ma bisogna chiamare le cose col loro nome:
non sono tre copie dello stesso giocattolo, sono tre idee diverse di rete.
E questa, secondo me, è proprio la parte bella.
#Meshtastic
#LoRa
Dunque.
Situazione attuale:
📡 Nodo serio su palo con RAK → stabile, instancabile, fa il suo lavoro senza fiatare
🌐 Heltek collegato a MQTT → finestra aperta sul mondo Meshtastic
🧪 …e poi lui… il T-Deck
Che fino a ieri era lì… a guardarmi.
Oggi no.
👉 Flashato con MeshCore
👉 Riacceso
👉 Illuminato (pure la tastiera, finalmente!)
👉 E adesso… in ascolto nel vuoto cosmico di Taranto 😄
💡 Perché farlo?
Perché sì.
Perché anche se MeshCore è:
- molto meno popolato
- molto più “radio vero”
- molto meno chiassoso di Meshtastic
📊 Risultato attuale?
- Advert inviato ✔
- Nodo operativo ✔
- Heard… deserto ✔😅
🚀 Morale della storia:
Non si tratta solo di “vedere gente”
Si tratta di capire come funziona davvero la rete
E oggi:
👉 Meshtastic = il mondo
👉 MeshCore = il silenzio radio (per ora)
🧠 Ma attenzione…
Se un giorno da quel silenzio arriva anche solo un segnale…
👉 lì si apre un altro gioco
Per ora?
📡 Nodo acceso
🧪 Esperimento attivo
😎 E si continua a smanettare
Come sempre.
#meshtastic #meshcore #lora
Nel mondo LoRa / Meshtastic l’obiettivo finale è chiarissimo: creare una rete radio vera, dove i nodi parlano tra loro via RF, senza bisogno di Internet. È proprio questo il bello della mesh.
Quando una rete è già ben avviata, con molti nodi che si “vedono” tra loro via radio, allora sì… MQTT diventa quasi il contrario di ciò che si vuole ottenere.
Perché? Perché a quel punto stai di nuovo passando da Internet, mentre lo spirito della rete è proprio far viaggiare i messaggi nell’aria tra i nodi.
Però c’è anche l’altra faccia della medaglia.
Se ti trovi in una zona dove sei praticamente il primo nodo, come nel mio caso qui in zona Taranto, senza MQTT succede una cosa molto semplice:
parlerei solo con me stesso.
E realisticamente pochi sono disposti a partire così, accendendo un nodo che non vede nessuno per settimane o mesi.
Per questo l’approccio più sensato è graduale:
1️⃣ All’inizio si può usare MQTT per collegarsi alla rete più ampia e iniziare a vedere traffico.
2️⃣ Nel frattempo si installano altri nodi nella zona.
3️⃣ Quando i nodi iniziano a vedersi via RF, la mesh locale prende vita.
4️⃣ A quel punto MQTT si può ridurre o togliere del tutto.
Insomma, MQTT non deve diventare la stampella permanente della rete… ma può essere un ottimo ponte di partenza per far nascere nuove zone di copertura.
Prima si accende la scintilla… poi si lascia lavorare la radio. 📡
Ho aperto una room Matrix pubblica dedicata a Meshtastic in Puglia.
C’è scritto Puglia, ma se venite da altre regioni tranquilli, non vi chiedo il passaporto alla frontiera.
Al massimo vi chiedo che nodo usate. 📡😄
#meshtastic-puglia:searxng.noho.st
Si parla di:
- LoRa
- nodi Meshtastic
- antenne
- copertura locale
- prove sul campo
- configurazioni reali
- nodi solari
- Heltec, RAK, T-Deck e compagnia radiofonica
Non è una room ufficiale.
Non è un mercatino.
Non è un’arena per professoroni.
Non è il bunker dell’apocalisse.
È semplicemente un posto per scambiarci esperienze, aiutare chi sta iniziando e vedere se anche qui al Sud riusciamo a far muovere qualcosa.
Chi ha già un nodo è il benvenuto.
Chi sta iniziando è il benvenuto.
Chi ha comprato il primo Heltec e ora guarda l’antenna chiedendosi “e adesso con chi parlo?” è doppiamente benvenuto.
L’idea è semplice, non aspettare la pappa pronta, ma provare a cucinarcela insieme.
Qui si sperimenta, si sbaglia, si impara e magari si riesce pure a non sentirsi più la particella di sodio nel deserto LoRa.
C’è nessunoooo? 📡😄
📡⚡ Il presidio si muove, e quindi mi muovo anch’io
Avevo detto che mi sarei fermato.
E infatti mi sono fermato.
Più o meno.
Diciamo che mi sono fermato in quella modalità molto tecnica, molto meditativa, molto zen, in cui uno resta immobile mentre con una mano controlla la mesh, con l’altra cambia firmware, con la terza immaginaria prepara già il prossimo nodo.
Perché qualcosa, là fuori, inizia a muoversi.
Qualche segnale.
Qualche nodo.
Qualche pacchetto che passa.
Qualche piccolo “ehi, non sei proprio da solo come una particella di sodio con l’antenna”.
E quindi, inevitabilmente, mi muovo anch’io.
Per ora il RAK4631 lascia il presidio principale e cede il posto al neo arrivato Heltec V4.
Sì, lo so.
È più energivoro.
Più assetato.
Più “datemi corrente e nessuno si farà male”.
Ma da quel punto di vista siamo coperti.
Powerbank, batteria tampone, pannello solare, interruttori, controlli, cassetta stagna, benedizione laica e sguardo severo dell’amministratore di nodo.
Il RAK, invece, non va certo in pensione.
Anzi.
Il RAK è il veterano sobrio, quello che con poca energia tira avanti mentre gli altri chiedono il buffet. E proprio per questo servirà per un nuovo nodo più isolato, dove non conta fare scena, ma resistere.
Lì l’autonomia energetica non sarà un dettaglio.
Sarà la differenza tra “presidio operativo” e “bel soprammobile con antenna”.
Intanto il campo comincia a rispondere.
Poco, piano, ma risponde.
E ora attendo anche la nuova antenna collineare.
Poi sì.
A quel punto siamo a posto.
O almeno, siamo a posto nel senso tecnico del termine, cioè finché non mi verrà un’altra idea assolutamente necessaria, inevitabile e ovviamente già quasi pronta.
Taranto e provincia non si copriranno da sole.
Però almeno adesso hanno capito che qualcuno insiste.
In Iran Internet globale è bloccato da 75 giorni.
Settantacinque.
Non il Wi-Fi che prende male in cucina.
Non “oggi Telegram è lento”.
Non “riavvia il router che magari riparte”.
Settantacinque giorni di blocco imposto all’accesso a Internet globale, diventato il più lungo mai registrato secondo NetBlocks, superando persino il blackout birmano di 72 giorni durante il colpo di Stato del 2021.
E mentre qualcuno continua a pensare che “tanto c’è sempre Internet”, la realtà ogni tanto arriva con gli scarponi chiodati e ci ricorda una cosa semplice:
Internet non è una legge della natura.
Internet è infrastruttura.
È controllo.
È accesso.
È permesso.
È cavo, fibra, DNS, operatori, gateway, autorizzazioni, governi, filtri e interruttori.
Quando tutto funziona, sembra magia.
Quando qualcuno decide di spegnere, scopriamo che il nostro modernissimo smartphone può diventare una mattonella luminosa con le notifiche morte.
Ed è qui che Meshtastic, che a molti sembra solo il giocattolo degli smanettoni con antennine, dBm, gommini da 4 cm e discussioni infinite sui cavi RG58, improvvisamente assume tutto un altro sapore.
Meshtastic non sostituisce Internet.
Non ti fa vedere Netflix.
Non ti manda i reel.
Non ti salva dai buongiornissimi con glitter.
Però fa una cosa molto più basilare e, in certi momenti, molto più importante.
Permette a persone vicine di comunicare senza Internet, senza SIM, senza router, senza server centrale, usando una rete radio locale fatta di piccoli nodi LoRa.
Un nodo sul balcone.
Uno sul tetto.
Uno in campagna.
Uno da un amico.
Uno alimentato a batteria.
Uno con un pannellino solare.
Uno che ripete i messaggi e tiene viva la rete.
Messaggi brevi, certo.
Niente fronzoli, certo.
Niente “esperienza utente premium con abbonamento gold”, per fortuna.
Ma quando il punto non è scrollare, bensì dire:
“Sto bene.”
“Qui non funziona nulla.”
“Serve aiuto.”
“Passa da questo nodo.”
allora anche poche righe possono valere più di mille app lucidissime e inutilizzabili.
Il caso iraniano mostra una cosa che dovremmo prendere molto sul serio:
una società può essere digitalmente connessa e allo stesso tempo vulnerabilissima, se quella connessione passa tutta da porte che qualcun altro può chiudere.
Meshtastic non è la soluzione a tutto.
Non è magia.
Non è rivoluzione pronta in scatola.
Non è il piano perfetto per salvare il mondo con una stampante 3D e due antenne comprate online.
Però è un piccolo pezzo di indipendenza.
Locale.
Decentrato.
Autonomo.
Testardo.
Radiofonico.
E più vedo certi scenari, più mi convinco che costruire reti alternative prima che servano non sia paranoia.
È semplice manutenzione preventiva della libertà.
Poi certo, qui al Sud è già tanto se due nodi riescono a parlarsi senza che un palazzo, una collina, una tapparella, un connettore sbagliato o il sacro gommino da 4 cm decidano di sabotare l’impresa.
Però intanto si prova.
Si monta.
Si misura.
Si sposta.
Si alimenta a sole.
Si bestemmia contro gli adattatori.
Si festeggia quando arriva un pacchetto.
E ridendo e scherzando si costruisce qualcosa che non chiede permesso a nessuno.
Internet è meravigliosa.
Ma quando sparisce, resta solo quello che hai preparato prima.
E forse è meglio prepararlo quando sembra ancora solo un hobby da pazzi con le antenne.
https://www.agi.it/estero/news/2026-05-13/iran-internet-blocco-record-37037223/