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emama

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· 4mo ago

Israele implode su Ben-Gvir: Herzog prende le distanze per salvare la faccia mentre il governo Netanyahu si lacera sugli orrori della Flotilla

Dopo l’intercettazione della “Global Sumud Flotilla”, dentro Israele è esplosa una guerra politica e istituzionale senza precedenti. Herzog parla di “imbarbarimento”, l’IDF scarica ogni responsabilità sulla macchina repressiva controllata da Ben-Gvir, mentre le cancellerie occidentali fingono improvvisamente stupore davanti a pratiche che i palestinesi denunciano da anni. Ma il problema non è soltanto Ben-Gvir. Il problema è un’intera classe politica israeliana che per anni ha costruito, protetto e normalizzato un sistema di occupazione, apartheid e violenza permanente.

A un certo punto persino il sistema ha iniziato ad avere paura della propria creatura.

È questo che sta accadendo dentro Israele dopo il caso della “Global Sumud Flotilla”. Non una semplice polemica politica. Non un incidente diplomatico isolato. Ma qualcosa di molto più profondo: una frattura interna che mostra al mondo intero la decomposizione morale e istituzionale prodotta da anni di radicalizzazione, violenza e impunità.

Tutto esplode quando il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir diffonde pubblicamente un video in cui deride gli attivisti ammanettati e detenuti nel porto di Ashdod dopo l’intercettazione della Flotilla. Immagini umilianti, aggressive, costruite come propaganda politica da esibire alla propria base suprematista.

Ed è lì che improvvisamente qualcosa si rompe anche dentro lo stesso establishment israeliano.

Isaac Herzog, presidente dello Stato di Israele, parla apertamente di “imbarbarimento”. Una parola enorme. Ma sarebbe ingenuo leggerla come un improvviso risveglio morale. Herzog non è un osservatore esterno del sistema israeliano. È parte integrante di quell’apparato politico e istituzionale che ha continuato a rappresentare e legittimare Israele davanti al mondo mentre Gaza veniva devastata.

Lo stesso Herzog, che nei mesi più cruenti del genocidio appariva pubblicamente mentre firmava ordigni destinati all’esercito israeliano, oggi tenta improvvisamente di prendere le distanze dagli eccessi di Ben-Gvir. Non per una reale rottura etica, ma perché il caso Flotilla rischia di produrre un danno diplomatico devastante davanti alle cancellerie occidentali e all’opinione pubblica internazionale.

La sua reazione appare quindi molto meno come una condanna morale e molto più come un disperato tentativo di salvare la reputazione internazionale di Israele mentre gli orrori diventano ormai troppo evidenti perfino per chi li ha giustificati per anni.

Ben-Gvir reagisce immediatamente attaccando Herzog e definendolo indegno. Rivendica la linea dura, continua a descrivere gli attivisti come “sostenitori del terrorismo” e trasforma ancora una volta la repressione in spettacolo politico.

Poi arriva il passaggio forse più inquietante di tutti: anche l’IDF prende le distanze.

L’esercito israeliano dichiara pubblicamente di non aver ordinato alcun abuso e scarica ogni responsabilità sulla polizia e sui servizi penitenziari controllati direttamente dal ministero di Ben-Gvir. In pratica, dentro lo Stato israeliano è iniziato un gigantesco rimbalzo di responsabilità.

Herzog accusa Ben-Gvir. – Ben-Gvir accusa Herzog. – L’IDF accusa il sistema penitenziario.

Tutti improvvisamente cercano di separarsi dall’orrore.

Ed è proprio qui che emerge la verità più scomoda: quando uno Stato inizia a dissociarsi da sé stesso significa che il livello di brutalità è diventato troppo evidente persino per chi lo ha tollerato, alimentato o coperto fino al giorno prima.

Ma il punto fondamentale è un altro: Ben-Gvir non è apparso dal nulla.

Non è un incidente imprevedibile. Non è una scheggia impazzita estranea al sistema israeliano.

È il prodotto politico più coerente di anni di occupazione, suprematismo coloniale, impunità internazionale e radicalizzazione interna costruita e normalizzata da gran parte della classe dirigente israeliana, da Netanyahu fino ai settori istituzionali che oggi fingono improvvisamente scandalo.

Per anni l’Occidente ha accettato tutto.

I bombardamenti su Gaza. Gli ospedali distrutti. Le fosse comuni. I civili affamati. I giornalisti uccisi. Le accuse di apartheid. Gli “atti plausibilmente genocidari” citati dalla Corte Internazionale di Giustizia.

Per anni il linguaggio occidentale è rimasto anestetizzato dentro formule diplomatiche: “diritto alla difesa”, “equilibrio”, “contesto complesso”.

Poi però arrivano gli attivisti occidentali della Flotilla. Arrivano le immagini mediaticamente spendibili. Arrivano gli europei umiliati davanti alle telecamere.

E improvvisamente le cancellerie ritrovano la voce.

Antonio Tajani chiede addirittura all’Unione Europea di valutare sanzioni contro Ben-Gvir. Gli stessi governi che fino a ieri continuavano a mantenere relazioni politiche, economiche e militari normali con Israele ora fingono di scoprire il problema.

Ma il rischio è enorme: trasformare Ben-Gvir nel “mostro perfetto” per salvare tutti gli altri.

Perché se il problema diventa soltanto Ben-Gvir, allora Netanyahu può continuare a fingersi uno statista moderato invece che il capo politico di un governo responsabile della devastazione di Gaza. Herzog può recitare il ruolo del garante morale dopo aver rappresentato lo stesso sistema davanti al mondo. L’Europa può fingere di non avere responsabilità. E l’intero sistema internazionale può continuare a lavarsi le mani davanti al genocidio palestinese.

Francesca Albanese lo ha spiegato con chiarezza: la violenza israeliana non dipende da una singola figura politica, ma da una struttura di occupazione e apartheid consolidata nel tempo.

È questo il punto che il teatro delle sanzioni rischia continuamente di nascondere.

Perché Ben-Gvir è certamente una figura estremista e pericolosa. Ma il problema non nasce con lui e non finirà con lui.

Il problema è un’intera architettura politica e militare che ha normalizzato l’umiliazione dei palestinesi, la repressione permanente e la disumanizzazione dell’altro fino al punto in cui persino dentro Israele iniziano ormai a parlarsi addosso usando parole come “imbarbarimento”.

E forse è proprio questo il dettaglio più devastante di tutta la vicenda: il fatto che oggi lo Stato israeliano sembri improvvisamente scandalizzato da metodi che i palestinesi denunciano da decenni davanti a un mondo che per troppo tempo ha scelto di non guardare.

Paolo Consiglio

Fonti principali:
– Dichiarazioni pubbliche di Isaac Herzog sul caso “Global Sumud Flotilla”
– Dichiarazioni pubbliche di Itamar Ben-Gvir
– Comunicazioni ufficiali dell’IDF sulla gestione dei fermati ad Ashdod
– Reuters
– Haaretz
– CNN
– Associated Press
– Al Jazeera
– Human Rights Watch
– Amnesty International
– Corte Internazionale di Giustizia (ICJ)
– Dichiarazioni pubbliche del Ministro degli Esteri Antonio Tajani
– Dichiarazioni pubbliche di Francesca Albanese
– Analisi ONU sulla situazione umanitaria nella Striscia di Gaza

Nota editoriale:
Questo articolo rielabora fatti pubblici, dichiarazioni istituzionali, documenti internazionali e analisi giornalistiche relative al conflitto israelo-palestinese, alla gestione della “Global Sumud Flotilla” e al dibattito internazionale sulle responsabilità politiche e umanitarie dello Stato israeliano. Le opinioni espresse rientrano nel diritto di cronaca, analisi e critica politica tutelato dall’articolo 21 della Costituzione italiana e dall’articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU).

Crediti foto:
– Isaac Herzog mentre firma un ordigno destinato all’esercito israeliano durante una visita a una postazione militare nei mesi del genocidio di Gaza. Immagine diffusa da InTheNet nell’ambito di un articolo dedicato al confronto tra il conflitto in Ucraina e la devastazione della Striscia di Gaza.
– Itamar Ben-Gvir ripreso mentre deride attivisti ammanettati e bendati dopo l’intercettazione della “Global Sumud Flotilla” nel porto di Ashdod. Frame tratto da un video diffuso da Repubblica nell’ambito della copertura giornalistica sulle polemiche internazionali relative al trattamento dei membri della Flotilla.
– Immagini utilizzate a fini di cronaca, informazione e analisi, senza scopo di lucro, ai sensi dell'articolo 65 della Legge sul diritto d'autore (L. 633/1941).

#Gaza #BenGvir #Israele #Palestina #Flotilla #GlobalSumudFlotilla #Netanyahu #Herzog #FrancescaAlbanese #DirittiUmani #Genocidio #PaoloConsiglio

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· 4mo ago

La parata militare umilia il 2 giugno. E pure i cavalli
di Tomaso Montanari - Ilfattoquotidiano.it - 31/05/2026

Ecco perché oggi, invece della “nazione armata”, vorremmo vedere una parata buona, aperta dalla Flotilla per Gaza e da Emergency, e chiusa dai nostri diplomatici e da chi studia e insegna Diritto internazionale.

La parata militare umilia il 2 giugno. E pure i cavalli — Liberacittadinanza https://www.liberacittadinanza.it/articoli/societa/la-parata-militare-umilia-il-2-giugno-e-pure-i-cavalli

#2giugno2026 #paratamilitare2giugno2026
#tomasomontanari

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· 6mo ago

A proposito di elezioni.
Probabilmente sbaglio, ma ritengo che una tra le cause della disaffezione alle urne sia la legge elettorale. Già sfiduciati dai politici in generale, perché dovrebbero votare candidati imposti dai partiti? Io stessa, che pure voto, se alle ultime elezioni avessi avuto come capolista un candidato di Calenda non avrei votato. Magari avrei espresso il mio scontento annullando la scheda, o forse non l'avrei neppure ritirata.
Quindi credo che dovremmo portare avanti una battaglia per riprenderci il diritto di scegliere il candidato tra coloro presenti negli elenchi.
Io mi immagino così queste liste senza capolista: 20 nomi, indicati dai partiti, assegnati non in percentuale, ma uguali per tutti. Coalizione di 4 partiti? 5 nomi per partito della Coalizione...
è un esempio, ma è un discorso da affrontare subito, anche proponendo una legge elettorale che parta dal basso, dagli elettori e soprattutto confrontandosi con le ragioni dei diversi astensionismi.

#leggeelettorale #astensionedalleurne
#astensionismo

@politica

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· 6mo ago

LA NAZISTIZZAZIONE DELLA RAGIONE

di Lavinia Marchetti

Non volevo parlarne perché queste notizie in qualche modo ti lacerano l'anima, se esiste, e comunque sappiamo bene che avvengono quotidianamente, però poi l'immagine, i video, insomma lo senti che ti scava dentro e allora scriverne può servire a me, può servire a chi non lo sapeva, anche se probabilmente non servirà a lui. Abbiamo visto la figura di un bambino di diciotto mesi, il cui corpo diventa il terreno di scontro di una sovranità che ha smarrito ogni residuo di etica e ci impone una riflessione che travalica la cronaca ed entra nella categoria più infame e infamante che è quella della de-umanizzazione. Altrimenti come si spiega anche solo l'idea di torturare un bambino di 18 mesi? Le categorie che abbiamo applicato al nazismo vanno trasposte tutte, oggi, a ciò che l'IDF sta continuando a commettere a Gaza. Non voglio usare concetti storici desueti, semplicemente l'ermeneutica del nazismo è traslabile, biopsicosocialmente, a ciò che sta avvenendo a Gaza, in Libano e in Cisgiordania.

I FATTI

La vicenda di Karim Abu Nassar (18 mesi) avviene nel contesto del campo profughi di Al-Maghazi, situato nella zona centrale della Striscia di Gaza. Il padre di Karim, Osama Abu Nassar, viveva già una condizione di profonda prostrazione psicologica dovuta alla perdita del cavallo che costituiva l'unica fonte di reddito per la famiglia. Mentre cercava di acquistare beni di prima necessità per il figlio piccolo, Osama veniva coinvolto in un conflitto a fuoco nei pressi della sua abitazione. I soldati israeliani presenti sul posto ordinavano ad Osama di poggiare Karim, un neonato di soli diciotto mesi, direttamente sul terreno polveroso e insicuro del checkpoint militare. Il padre veniva costretto a spogliarsi e sottoposto a un interrogatorio brutale, mentre il corpo del figlio diventava uno strumento attivo di coercizione. La tortura inflitta a Karim davanti agli occhi del genitore assume i tratti di un'operazione psicologica tra le più sadiche che si possano concepire e rientra in quella Pedomachia di cui parla Bifo. i militari bruciavano le gambe del bambino con le sigarette e conficcavano un chiodo nella sua carne. Un rapporto medico ufficiale ha successivamente confermato la natura di queste ferite, attestando ustioni circolari e lesioni da punta profonde. L'evento si è protratto per circa dieci ore, al termine delle quali Karim veniva rilasciato e consegnato alla famiglia attraverso l'intervento del Comitato Internazionale della Croce Rossa ad Al-Maghazi. Osama Abu Nassar rimaneva invece in detenzione militare, senza che venissero fornite informazioni precise sulla sua sorte o sulla natura delle confessioni estorte attraverso il supplizio del figlio. Questa pratica di utilizzare l'infanzia come "ostaggio biologico" per spezzare la resistenza psicologica degli adulti si inserisce in un quadro di violazioni continue che, lungi dal costituire eccessi individuali, rivelano una logica di dominio assoluto sulla vita e sulla morte del popolo palestinese, si potrebbe dire necropolitica per la milionesima volta. Non trovo altre parole al momento.

L'atto di conficcare un chiodo nella gamba di un bambino così piccolo è un gesto che appartiene al registro dell'eccesso sovrano. Non serve a ottenere informazioni tattiche utilizzabili sul campo di battaglia, poiché un bambino di diciotto mesi non possiede conoscenze militari. L'obiettivo è squisitamente simbolico e psicologico per dimostrare al colonizzato che il potere dello Stato può penetrare fin dentro la carne del suo legame più sacro, quello tra padre e figlio. La tortura di Karim è un messaggio rivolto all'intera società palestinese, una dichiarazione di impunità assoluta che trasforma il corpo dell'infanzia in una lavagna su cui il potere scrive la sua legge di terrore.

#LaviniaMarchetti

#israeletorturatore #torture #gaza #cisgiordania #pedomachia #psicologiadelterrore #nazistizzazione

@politica
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· 4mo ago

da Alfredo Facchini

ERRO DE LUCA

Erri De Luca: <>.

Dov’è lo scandalo? Niente di nuovo sotto il sole. Erri De Luca la pensa così da una vita. Nessuna conversione improvvisa. Il punto è un altro: fa rumore perché viene da Lotta Continua? Fa effetto vedere certe posizioni se nello sfondo ci appiccichi le diapositive di un'altra epoca: i cortei che riempivano le strade, i caschi allacciati sotto il mento, i pugni chiusi levati contro il cielo. E poi la geopolitica di allora, romantica e feroce: l’Olp, Yasser Arafat con la sua kefiah, i fedayn.

Ma il punto vero è un altro: dirsi ancora oggi sionisti, dopo Gaza ridotta a un cimitero di cemento, dopo un’occupazione lunga una vita, vuol dire stare dentro un’idea sfacciatamente precisa del mondo: quella in cui la sicurezza di un popolo viene costruita sulla prigionia di un altro.

Il sionismo nasceva nei caffè freddi dell’Europa di fine Ottocento, fra uomini abituati a vivere con la valigia pronta e l’umiliazione cucita addosso. Volevano smettere di essere stranieri ovunque.

Poi entra in scena la Storia. O meglio: l’Impero britannico. La Dichiarazione Balfour. Il mandato sulla Palestina. La geometria sporca del colonialismo europeo. E lì il sogno cambia pelle.

Perché quella terra non era vuota. Respirava già. Aveva mercati, ulivi, bambini che correvano nella polvere e vecchi seduti davanti alle porte. Un altro popolo ci viveva da secoli.

Così il sionismo, finì per assomigliare a tutte le imprese coloniali del Novecento. Gente arrivata da fuori che costruisce uno Stato pezzo dopo pezzo, muro dopo muro, mentre chi stava lì viene cacciato, cancellato dalle mappe. Uno Stato tirato su come un cantiere infinito. Case nuove, strade nuove, posti di blocco, soldati, morti, carceri, torture.

Non ci sono sfumature o terze vie nel grande romanzo nero della realtà. Alla fine restano sempre due figure: chi tiene il fucile e chi vive con il mirino puntato addosso. Si direbbe, <>.

Erri la Storia la conosce, eccome se la conosce. Non può fare finta di niente. E vederli adesso, tutti questi 'ex qualcosa' con la memoria corta non ti fa nemmeno incazzare. Questa mancanza di fosforo morale, più che altro immalinconisce.

#AlfredoFacchini
#errideluca #sionismo #gazagenocide

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· 6mo ago

La nuova legge elettorale e l'elezione del Presidente della Repubblica

Punti chiave della riforma e dell'elezione del Capo dello Stato
Ruolo del Presidente della Repubblica:
Il Capo dello Stato continuerà a essere eletto dal Parlamento in seduta comune. La riforma si concentra invece sull'elezione diretta del Presidente del Consiglio (il Premier).
Quorum per l'elezione:
Le regole per eleggere il Presidente della Repubblica rimangono quelle previste dall'Articolo 83 della Costituzione: maggioranza dei due terzi dell'assemblea per i primi tre scrutini e maggioranza assoluta (50% + 1) dal quarto scrutinio in poi.

Il nodo della legge elettorale:
La riforma Meloni prevede l'introduzione di un premio di maggioranza (attualmente ipotizzato al 55% dei seggi) per garantire stabilità al governo eletto.
Se una coalizione ottenesse il 55% dei seggi grazie al premio, supererebbe agevolmente la soglia della maggioranza assoluta richiesta dal quarto scrutinio per eleggere il Presidente della Repubblica.

Conseguenze: In questo scenario, la maggioranza di governo potrebbe effettivamente eleggere un proprio candidato "in autonomia", senza dover cercare un compromesso con le opposizioni dopo il terzo voto.

Stato della riforma (Marzo 2026)
La riforma ha superato diverse fasi del suo iter parlamentare ma, trattandosi di una modifica costituzionale, se non approvata con la maggioranza dei due terzi in entrambi i rami del Parlamento, dovrà passare attraverso un referendum confermativo. Per monitorare gli sviluppi ufficiali, è possibile consultare le schede del Servizio Studi della Camera o il sito del Senato della Repubblica.

#Stabilicum #nuovaleggeelettorale #meloni #elezionePresidenteRepubblica

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· 4mo ago

Lorenzo Tosa

Quest’individuo, Simone Carabella, influencer di estrema destra molto noto sui social, ha appena rimediato una delle più imbarazzanti figure a cui abbiate mai assistito.

Per giorni ha lanciato fango e odio sulla festa musulmana di Eid al-Adha, in programma ieri a Villa Gordiani a Roma, condite da vere e proprie fake news su una inesistente “macellazione di agnelli in pubblica piazza”.
Addirittura si è spinto ad associare l’evento e gli islamici in generale alla strage di Modena.

E, il giorno della festa, ha fatto addirittura di più: come aveva annunciato, si è presentato provocatoriamente brandendo un panino con la porchetta, pensando così, nella sua meschineria, di suscitare la reazione rabbiosa degli islamici che festeggiavano, fare la vittima e dare poi tutto in pasto ai suoi follower sbavanti bile e islamofobia.

Ma gli è andata malissimo.

Non solo ha scoperto che non esisteva nessuna macellazione su pubblica piazza.

Non solo nessuno gli ha detto nulla, nessuna offesa, nessuna reazione, al massimo qualche sorriso di commiserazione.

Ma, anzi, Carabella - come riporta Fanpage - “è stato accolto con toni pacati e ironici dalla comunità islamica”

Addirittura Rabeh Ibrahim El Kerchaoui, del mercato arabo di Centocelle, l’ha invitato a mangiarlo con lui direttamente in moschea.

“Questo è un parco pubblico, può mangiare il panino con la porchetta dove vuole. Anzi, se viene domani lo porto con me a mangiarlo in moschea.
C’è gente che combatte per il salario minimo, gente che muore a Gaza… Se Carabella vuole combattere per il panino con la porchetta, chi sono io per dirgli di no?"

La risposta è straordinaria.
La figuraccia di Carabella epocale.

Pensava di mostrare la disumanità e le contraddizioni dei musulmani che “ci vogliono imporre le loro tradizioni”.

È finito per essere ridicolizzato e blastato ripetutamente su pubblica piazza e davanti alle telecamere.

Una grande lezione su come si risponde all’ignoranza. Con intelligenza e ironia.

Meravigliosi.

#lorenzoTosa
#RabehIbrahimElKerchaoui
#VillaGordianiRoma
#eidaladha

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· 6mo ago

Crimini di guerra a Gaza. Vacanze in Italia.

❌ Non è accettabile. Non è normale. Non è legale.

Mentre la popolazione palestinese continua a subire violenza e distruzione, militari e riservisti israeliani – direttamente coinvolti nelle operazioni – viaggiano liberamente anche nel nostro Paese per “decomprimere” o addirittura sono invitati a parlare ad eventi.

Il caso del generale Ofer Winter è solo la punta dell’iceberg.
L’Italia ha obblighi precisi:

⚖️ legge sul genocidio (n.962 del 1967)
⚖️ Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale

Non applicarli significa essere complici.

La Fondazione Hind Rajab ha già avviato un’azione legale. Ora serve pressione pubblica.

👉 Nessuno spazio per l’impunità
👉 Nessuna vacanza per chi è coinvolto nei crimini

Sostieni la campagna: “No Room for Genocide – Non si affitta al genocidio”
leggi il https://bdsitalia.org/index.php/comunicati-sul-bds/3006-ow-turismo-ex-militari-israeliani

#NoRoomForGenocide #BDS #FreePalestine #StopGenocide #Accountability #HumanRights #Palestina #Giustizia #EndImpunity

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· 6mo ago

La tabella allegata è del 2023, i dati 2024 mostrano delle differenze, ma l'Italia resta in fondo alla classifica.
E questo fa molta tristezza. Anche perché Governi e Parlamenti nei decenni hanno fatto sempre meno e sempre peggio.
Bisognerebbe invece porsi molte domande, dopo aver studiato con attenzione la nostra società.
Da cosa dipende questo bassissimo livello di istruzione?
Cosa blocca l'Italia così in basso?
Perché in Italia non si studia?
Cosa frena le famiglie dal far proseguire i propri figli negli studi superiori ed universitari e cosa frena i giovani?
Quali sono le conseguenze sociali ed economiche di questo "sottosviluppo" di istruzione?
Quali sarebbero le contromisure da prendere per ribaltare questa triste classifica che ci vede ultimi o penultimi in Europa?
Come invogliare i giovani verso uno studio serio, anche faticoso certo, ma nello stesso tempo stimolante perché ricco di prospettive personali e professionali?

Di tutto ciò la politica non si occupa, se non con miserabili decreti e decretini utili solo come segno di esistenza dell'ultimo ministro in carica: come i cagnolini lasciano il loro "segno" per marcare il territorio con la propria "firma", così hanno fatto quasi tutti i Ministri dell'istruzione da decenni a questa parte. Ricordo solo due casi che si distinguono da questa massa:
- il professore di linguistica e semiotica Tullio De Mauro, la cui personalità fu mortificata dalla mancanza delle risorse economiche utili a promuovere una vera e profonda azione riformatrice;
2. L'economista e politico del M5S Lorenzo Fioramonti che si dimise dopo poco più di tre mesi da Ministro dell'istruzione, non appena gli fu chiaro che non avrebbe davvero potuto operare il cambiamento senza le risorse economiche.

https://it.euronews.com/my-europe/2025/05/27/i-paesi-europei-che-raggiungono-i-piu-alti-livelli-di-istruzione

#istruzione #Europa #società #livellidiIstruzione

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· 6mo ago

Sigfrido Ranucci
Da FB

BUON LUNEDI' DELL' ANGELO DA GAZA.
I cumuli di macerie che nascondono i cadaveri, i cumuli di rifiuti, i sistemi fognari collassati che rilasciano liquami nauseabondi che si infiltrano nel terreno.
Ratti e insetti si moltiplicano in quantità mai viste prima.
Stanno attaccando le persone.
Le famiglie dormono tra le macerie delle case che un tempo le proteggevano. Le stesse macerie sono diventate un rifugio, ma non per loro. Ospitano roditori, fame e degrado. Altri vivono in tende così fragili da sembrare meno case e più promesse precarie che il vento potrebbe spezzare da un momento all'altro.
E così le persone sopportano non solo la guerra, ma anche la lenta violenza dell'ambiente stesso.
Qualche giorno fa, si è diffusa la foto di un neonato con il viso parzialmente divorato dai ratti. È insopportabile scriverlo. Ieri è apparsa un'altra immagine. Una donna diabetica con un dito del piede parzialmente divorato, che non sentiva nulla.
Come siamo arrivati a questo punto? Come ha fatto la sofferenza a raggiungere una forma così silenziosa e umiliante?
Da Antimafia 2000.
Report riprenderà domenica 12 aprile, ore 20.30 su Rai3

#gazagenocide #sigfridoRanucci #rattimaceriecadaveriGaza
#buonLunedìdellAngelo
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· 5mo ago

COME UNA SVASTICA.
QUANTO COSTA LAVARE VIA IL SANGUE PALESTINESE?

di Lavinia Marchetti

Israele ha stanziato quasi 730 milioni di dollari per rifarsi il trucco. La cifra andrebbe letta lentamente, come si legge un referto di un'autopsia. Settecentotrenta milioni per la hasbara, la vecchia arte statale di chiamare spiegazione ciò che somiglia sempre di più a lavaggio industriale della colpa. Settecentotrenta milioni per prendere le rovine di Gaza, le fosse comuni, gli arti amputati, i neonati morti di fame, i medici torturati, i giornalisti uccisi, e trasformarli in un problema di percezione. Per mandare anche sciami di bot sotto i nostri post che denunciano i crimini chamandoci per questo antisemiti.

Per Tel Aviv il disastro ormai si trova nell’immagine, mica nel genocidio. Nel danno reputazionale, non nelle pile di cadaveri di bambini, donne, anziani. Ma anche e soprattutto nella perdita di consenso presso gli studenti americani.

Bisogna capirli, Il bambino palestinese ridotto a polvere diventa una difficoltà comunicativa. La madre che stringe un sacco bianco, la pietà di Gaza, diventa cattiva pubblicità.

A questo serve il denaro. A comprare distanza tra l’occhio e la l'elaborazione di ciò che vediamo.

La cifra dice più della propaganda stessa. Se servono 730 milioni per convincere il mondo che stai agendo civilmente, forse il mondo ha già capito. Se devi pagare influencer, agenzie, campagne digitali, consulenti, esperti di reputazione, tecnici dell’opacità e sacerdoti del danno d’immagine, allora forse, dico forse eh, la menzogna ha perso la sua antica agilità.

La hasbara, in fondo, nasce da una presunzione coloniale antichissima. Il palestinese può morire, purché la sua morte venga raccontata da altri. Può essere affamato, bombardato, incarcerato, spogliato del nome, purché la frase finale resti nelle mani del carnefice. Israele investe centinaia di milioni proprio per questo. Vuole amministrare il dopo. Vuole decidere il lessico del cadavere.

Per anni ha funzionato. Per i media funziona ancora, anche se dopo centinaia di migliaia di morti, 7 fronti aperti di guerra e mai chiusi, una crisi energetica globale, qualcosa scricchiola. Ma ci provano ancora i media. Sono pagati per farlo. “Autodifesa”. “Danni collaterali”. “Scudi umani”. “Guerra complessa”. “Unica democrazia”. “Errore tragico”, "esercito più morale del mondo". Il repertorio era lì, pronto, servile, già impacchettato per editorialisti con la schiena morbida e memoria corta. Poi Gaza dopo 3 anni ha rotto un po' il giochetto. Le immagini sono arrivate prima dei comunicati. I padri hanno riconosciuto i figli dai vestiti. Le donne hanno scavato con le mani. I medici hanno operato senza anestesia. I sopravvissuti hanno filmato la propria fine con una lucidità insopportabile.

A quel punto Israele ha scoperto che la realtà costa cara. Molto più cara della menzogna ordinaria.

Quasi 730 milioni per risalire dal sangue alla brochure. Per trasformare una questione di diritto internazionale in storytelling governativo. Per sostituire la domanda politica con l’estetica della reputazione. Per convincere il pubblico occidentale che l’orrore, adeguatamente editato, può ancora diventare “contesto”.

E invece qualcosa si è incrinato.

Negli Stati Uniti, che per decenni hanno fornito a Israele copertura diplomatica, armamenti e indulgenza morale, la simpatia automatica si è consumata. I sondaggi registrano ciò che le piazze avevano già detto. Una parte crescente dell’opinione pubblica guarda Israele senza il velo sacrale che lo proteggeva. Vede uno Stato armato fino ai denti, vedono anche loro, miracolo, uno stato terrorista (come il proprio del resto)

Ed è proprio questo che spaventa.

La hasbara del 2026 sarà dunque una gigantesca operazione contro la vista. Un tentativo di mettere cataratte artificiali all’Occidente. Una fabbrica di nebbia pagata con denaro pubblico. Una guerra supplementare, condotta dopo le bombe, dentro le redazioni, sugli schermi, nei motori di ricerca, nei campus, negli algoritmi, nelle bocche di chi ripeterà formule preparate altrove credendo di pensare.

Il problema, per Israele, è che il sangue ha una pessima qualità per i pubblicitari, tende a macchiare e si lava malissimo.

Certo puoi comprare pagine, contratti, inserzioni, dossier, campagne coordinate. Ma l'abominio, la violenza quotidiana restano. E quella bandierina con la stella di David simboleggerà morte, terrore, per tanti tanti anni, come una svastica.

#IsraeleStatoTerrorista #730milioni #hasbara
#laviniaMarchetti
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La nuova legge elettorale targata Meloni

Si torna al sistema di stampo PROPORZIONALE SENZA PREFERENZE prevedendo, tuttavia, un PREMIO di maggioranza significativo numericamente PREDETERMINATO, pari a 70 SEGGI per la CAMERA dei deputati e 35 per il SENATO della Repubblica, attribuito alla lista o coalizione che abbia conseguito la maggiore cifra elettorale e almeno il 40% dei voti validi nell’Assemblea di riferimento.
La proposta consente anche di conseguire una maggioranza tale da poter eleggere il Presidente della Repubblica.

Aggiungiamoci la proposta Casellati (premierato) e il quadro delle "riforme moderne" care alla Meloni diventa chiaro.
Stabilizzare il paese - da cui il nome "Stabilicum" assegnata alla nuova legge elettorale - soggiogando direttamente o indirettamente ogni organismo di controllo: Presidente della Repubblica, Magistratura, Parlamento, Corte dei Conti. Senza dimenticare gli organi di stama.
È un disegno di Stato preciso che trasformerà il nostro sistema democratico in uno autoritario, senza contrappesi e controlli, come viceversa prevede la Costituzione.
Abbiamo fermato l'attacco l'attacco alla Magistratura, ora blocchiamo lo Stabilicum, la nuova legge elettorale.

La simulazione Youtrend
https://tg24.sky.it/politica/2026/03/30/legge-elettorale-governo-meloni?card=2

#Stabilicum #nuovaleggeelettorale
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· 4mo ago

*ROMA, CAVALLI “DISERTORI” SULLA COLOMBO. BARBERA (PRC): “FINANCHE GLI ANIMALI RIFIUTANO LA PARATA DELLA GUERRA. SUBITO ASILO POLITICO PER I QUADRUPEDI OBIETTORI!*

*AGENPARL)*- Roma, 30 Maggio 2026 - "La clamorosa fuga dei cavalli dell'Esercito, scappati nella notte durante
le prove della parata del 2 giugno tra le Terme di Caracalla e via Cristoforo Colombo, non è un semplice incidente di percorso. È, a tutti gli
effetti, un gesto simbolico e involontariamente potente di disobbedienza
alla messa in scena della militarizzazione della nostra Repubblica".

Lo dichiara in una nota sarcastica Giovanni Barbera, Segretario della Federazione di Roma e membro della Direzione Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista.

"Mentre le istituzioni – prosegue Barbera – continuano a investire risorse
pubbliche nella tradizionale esibizione di mezzi militari, blindati e retorica bellicista — proprio mentre nel mondo si moltiplicano scenari di guerra — la natura ha offerto una sua inattesa lezione. È bastato il rumore
di alcuni petardi a ricordare che i cavalli sono animali liberi e sensibili, che non intendono essere ridotti a comparse di una parata
militare.

Esprimiamo piena solidarietà di classe a questi splendidi "disertori" a quattro zampe. La loro fuga tra le strade di Roma diventa, al di là delle intenzioni, un gesto che interroga il senso stesso della celebrazione del 2
giugno e il suo progressivo svuotamento in chiave militarista.

Da anni ribadiamo che la Festa della Repubblica dovrebbe essere occasione
di attuazione dell'articolo 11 della Costituzione, che ripudia la guerra, e
non una vetrina per l'industria bellica. Quest'anno, paradossalmente, è stata la realtà a ricordarcelo nel modo più inatteso.

Chiediamo dunque, con il dovuto spirito ironico ma con una convinzione politica reale, che a questi cavalli venga riconosciuto simbolicamente lo status di obiettori di coscienza e garantita piena tutela da qualsiasi forma di ritorsione o sanzione.
Il 2 giugno l'Italia che ripudia la guerra non sfila dietro i carri armati, ma corre libera insieme a chi, anche senza saperlo, ha scelto la fuga come forma di libertà".

#Roma #cavallidisertori #2giugno
@attualita

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· 6mo ago

Con una affluenza che nessuno si aspettava il
NO HA VINTO

#NOleggeNordio
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· 6mo ago

Il Ministero della Cultura (MiC) ha negato i fondi selettivi al film doc su Giulio Regeni, intitolato "Tutto il male del mondo", diretto da Simone Manetti. Il film, premiato con il Nastro d'Argento per la legalità, esplora il caso del ricercatore ucciso al Cairo.
La commissione ministeriale ha escluso l'opera dai contributi statali, sostenendo che non risponda ai criteri di interesse artistico e culturale.
Ma la cultura non dovrebbe essere proprio quella forza che ci aiuta a cercare la verità e a non dimenticare?
​
​#veritàegiustizia #culturaeverità #giulioregeni #VeritàPerGiulio #Tuttoilmaledelmondo

@politica

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· 6mo ago

Non solo i social, anche giochi e app free che fino a poche settimane fa non ti invadevano di pubblicità durante l'uso. Un esempio è il blocco note istallato su Android. Da anni lo uso, la pubblicità è scattata da poco tempo.
Oppure le app necessarie per utilizzare per dei prodotti hardware. Per esempio, ho acquistato, su una nota piattaforma online, una telecamera da interno, la cui app è gonfia di pubblicità non appena la apri. Chiaramente l'ho recensita come "da non acquistare"!

Anche i giochi online ormai bombardano i fruitori di pubblicità, lo fanno senza sosta e si inventano marchingegni per i quali l'unico modo, se vuoi continuare a giocare, è guardare altrove e aspettare i tempi sempre più lunghi delle pubblicità.

Finalmente una proposta italiana (e concreta) per dare una regolata agli algoritmi dei social network | Wired Italia https://share.google/93iljVQcBYP7YchYa

#pubblicitàinvasivaonline

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· 6mo ago

Da Ilaria Cucchi

Diranno che è un problema di educazione, che gli insegnanti non hanno fatto il loro dovere. Ma non può essere solo questo.

Perché se a 17 anni sei in contatto con delle cellule neonaziste e sogni di realizzare una strage in una scuola, per conto della “razza ariana”, è anche perché in questi anni la politica ha fatto di tutto per frantumare la memoria antifascista. E come sempre, se lavori senza sosta ai fianchi della storia, qualcuno finisce per schierarsi dalla parte sbagliata.

Anche quando quella parte è tanto terribile, anche quando quella parte ha provocato morti su morti e sofferenze indicibili.

Oggi sappiamo che un ragazzo è stato arrestato, che altri 7 sono indagati perché hanno ceduto all’ideologia della violenza. Un governo che si rispetti dovrebbe capire cosa stiamo sbagliando, come società. Io invece sono sicura che al massimo cavalcheranno la vicenda per tirare fuori un altro pacchetto sicurezza.

Siamo allo sbando

#neonazisti #scuola #ilariacucchi

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· 6mo ago

32 anni fa moriva Ilaria Alpi. (Mogadiscio 20 marzo 1994)
Di #AlicePorta

In questi giorni in cui si parla dell'opportunità o meno che la Meloni vada ai Podcast occorre ricordare cosa sia il Giornalismo.
Scritto così: maiuscolo.
Perché non è tanto invitare la Meloni ad un Podcast molto seguito, o il fatto che siano stati politicamente sciocchi coloro invece che non ci sono andati, ma capire che questo non è giornalismo.
Ilaria Alpi è morta a Mogadiscio, insieme al suo collega Miran Hrovatin, in una esecuzione con arma da fuoco perché stava indagando sul traffico di armi e rifiuti tossici, durante la guerra civile in Somalia. Un traffico illecito perpetrato dal Governo. Il nostro Governo.
Questo fa un giornalista: studia, si prepara, si pone come contraddittorio reale. Non fa le domande scomode, che blastano, che asfaltano. Perché sappiate che un politico non lo fotti con queste domande qui: è il suo lavoro parare colpetti e far sembrare che si è un pelino cacato addosso. Un occhio vigile lo vede che in realtà non è per niente così.
Ad un politico devi fare le domande giuste, sennò fai il suo gioco.
E non c'entra da che parte stai, vale per ogni colore politico.
Ecco perché esistono delle regole (di tempistiche, argomenti, pause e minutaggi) quando si intervista un politico: perché nessuna opinione prevalga in modo scorretto. Esiste il pluralismo. Un giornalista lo sa.
Un giornalista sa di essere dialetticamente l'unico in grado di competere con un politico nello stesso campo da gioco. E mentre un politico tenta di trasformare il dibattito in un giga spot su di sè, un giornalista riporta la palla al centro del campo. Rispettando lui stesso le regole.
E davvero non è per la questione della Meloni che parla oltre un'ora, a due giorni dal referendum; perché di cose così di ogni colore se ne vedono ogni giorno. Il sistema dell'informazione è diventato grottesco, il problema va oltre il podcast e le Meloni.
Il giornalismo è finito quando è nato il clickbait e quando chiunque ha pensato di poter essere giornalista.

#ilariaAlpi #20marzo1994
@giornalismo

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· 5mo ago

OMICIDI PERFETTI
Gli ingredienti ci sono tutti: due stranieri ingaggiati in nero, al lavoro senza protezioni a 30 metri di altezza su un mezzo preso a noleggio da una ditta senza operai che non apriva un cantiere dal 2016, una gru mal posizionata perché intralciava un gommista, una committenza privata, una regione autonoma in cui l’INL non ha giurisdizione. A corredo, la consueta inondazione di lacrime di coccodrillo condite di “inaccettabile” e “basta”, le istituzioni che giurano di avere a cuore la sicurezza dei lavoratori (no, la ministra Calderone no, oggi ha perso la voce), i sindacati che annunciano agguerrite mobilitazioni. Mescolare con cura e come risultato si avrà non una, ma due vite spezzate.

Appartenevano al 49enne romeno Tiberi Mihai Daniluc e al 41enne tunisino Jaleleddine Najhai, entrambi residenti a Palermo, morti alle 11,30 di venerdì 10 aprile in via Marturano dove erano impegnati da un paio di settimane nella ristrutturazione di un nono piano con attico. I lavori erano affidati alla Edil Tech Costruzioni, inattiva da 10 anni, che aveva noleggiato una gru da Agliuzza Sollevamenti. Il mezzo ostacolava però l’attività del gommista Gammicchia ed era stato posizionato all’angolo opposto rispetto al punto dell’intervento, nonostante (scrive La Sicilia), fosse stato suggerito di avvicinarlo. È questa probabilmente la causa della tragedia, perché alla massima estensione e con un peso sul cestello non indifferente, il braccio della gru ha ceduto di schianto, facendo precipitare i due operai sulla rampa di un garage e abbattendosi sulla tettoia del gommista. Daniluc e Najhai sono morti sul colpo: non avevano protezioni, non erano agganciati e lavoravano in nero. Un meccanico di 34 anni è rimasto ferito.

La procuratrice aggiunta Laura Vaccaro ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e ordinato l’autopsia, fissata per lunedì. Gli indagati sono per ora il titolare della Edil Tech e il proprietario dell’appartamento, che saranno sentiti da Polizia e Spresal, così come l’operatore della gru, il direttore dei lavori, il responsabile della sicurezza e i familiari delle due vittime. Cgil, Cisl e Uil prendono tempo: “Nei prossimi giorni definiremo le iniziative attraverso assemblee con i lavoratori, perché è il momento di agire per salvare vite”. Usb invece ha proclamato uno sciopero generale di 24 ore a Palermo e provincia per lunedì 13 aprile, con un sit-in davanti alla prefettura.

#tiberimihaidaniluc #jaleleddinenajhai #mortidilavoro #lavoronero
Da Morti di lavoro

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· 6mo ago

Da Soumaila Diawara

Morto di abbandono: la vita di Alagie spezzata dal sistema.

Alagie Singathe aveva compiuto 29 anni ieri. Ventinove. Un’età che dovrebbe parlare di futuro, non di fine.

Da almeno cinque anni lavorava nei campi e sopravviveva nelle baracche di Torretta Antonacci, a Foggia: un luogo che non è una casa, non è un quartiere, non è vita. È abbandono organizzato.

Nelle ultime ore è stato trovato impiccato in quell’insediamento informale. Un posto dove nessun essere umano dovrebbe essere costretto a respirare, figurarsi a morire.

Questa morte arriva subito dopo l’alluvione che ha trasformato il ghetto in un mare di fango e acqua, lasciando centinaia di braccianti senza riparo, senza aiuti, senza Stato. Invisibili prima, cancellati dopo.

Bisogna voler essere ciechi per non vedere che questa è una morte politica. Dentro ci sono lo sfruttamento feroce nei campi, il caporalato che divora vite, l’assenza scandalosa di alloggi dignitosi, la sanità negata, il razzismo che diventa sistema. Non è una tragedia privata: è il risultato di scelte pubbliche, di omissioni deliberate, di indifferenza istituzionalizzata.

Nei ghetti del Foggiano la disperazione non è un’eccezione: è la normalità. Isolamento, miseria, solitudine, invisibilità sociale: questa è la quotidianità di chi raccoglie il cibo che finisce sulle nostre tavole.

E poi ci stupiamo quando qualcuno non regge più. Ma la verità è più dura: non si tratta di stupore, si tratta di responsabilità. Questa morte non è arrivata dal nulla. È stata preparata giorno dopo giorno, nel silenzio generale.

#migranti #lavoromigranti #foggiaemigranti

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· 6mo ago

Ieri il centro di Roma è stato teatro di un gesto potente e simbolico: la Barefoot Walk: Mothers’ Call for Peace. Madri palestinesi e israeliane, a piedi nudi e mano nella mano, hanno attraversato la città chiedendo la fine immediata delle guerre e della violenza e il diritto di partecipare ai negoziati per la pace.

L’iniziativa, promossa dall’israeliana Reem Al-Hajajreh di Women of the Sun e dalla palestinese Yael Admi di Women Wage Peace, candidate al Premio Nobel per la Pace, è un appello globale che nasce dal dolore causato da bombe e attacchi spietati, ma che porta con sé la speranza di un cambiamento. Un cammino di coraggio, che ha unito migliaia di partecipanti provenienti da tutta Europa, con un messaggio chiaro: le donne devono essere coinvolte nei processi decisionali per garantire un futuro migliore e più dignitoso.

Per l'articolo completo: https://www.greenme.it/lifestyle/costume-e-societa/madri-palestinesi-e-israeliane-camminano-pace-roma/

#BarefootWalk #MothersCallForPeace #Pace #Roma #Palestina #Israele #PeaceNow #greenmeitalia

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· 4mo ago

Da InvictaPalestina

La polizia basca formata da aziende israeliane: chi ha addestrato gli agenti che hanno caricato la Flotilla?

Il 23 maggio 2026, nell'aeroporto di Loiu, a Bilbao, gli attivisti della Global Sumud Flotilla, reduci dal sequestro e dalle torture da parte delle Forze Israeliane, in acque internazionali, sono stati accolti da una carica della polizia basca (Ertzaaintza). Quattro gli arresti. Manganellate su persone con costole fratturate. Un ginocchio sulla testa di un fermato, nella stessa postura, dicono i testimoni, usata dai militari israeliani durante la detenzione in mare.

Tutto è avvenuto davanti ai familiari e sostenitori degli attivisti, con le telecamere belle puntate.
E così lo spazio pubblico, nella sua forma più letterale, un terminal aeroportuale pieno di familiari, è diventato teatro di una brutale e ingiustificata repressione fisica per un abbraccio di troppo.
È la burocrazia della sicurezza, che invade e sovrascrive la dimensione comunicativa dell'incontro umano, trasformando l'abbraccio tra un familiare, che non doveva oltrepassare una linea, e un attivista appena liberato, una minaccia all'ordine pubblico.
Così come accade nei territori palestinesi occupati, l'atto comunicativo primordiale, che andrebbe trattato come tale, diventa un pericolo da neutralizzare: chi oltrepassa la linea muore. Ci sono i checkpoint da rispettare.

L'accusa della Flotilla alle istituzioni basche di aver importato "dottrine di sicurezza" israeliane attraverso contratti commerciali con imprese private è particolarmente grave: indica che la catena della legittimazione democratica è stata cortocircuitata.
I cittadini non sanno (e non possono discutere pubblicamente) con quali metodi e da quali soggetti privati viene formato il corpo di polizia che li governa, violando il principio di trasparenza su cui si fonda l'agire comunicativo in politica.

L'attivista Javi Aparente ha riconosciuto la stessa tecnica di immobilizzazione usata dai militari israeliani in mare e dalla Ertzaintza in aeroporto.
Ciò significa che vi è un insieme di pratiche corporee che circolano globalmente attraverso reti di formazione militare, contratti di sicurezza privata e trasferimenti tecnologici.
Non a caso, i giornali israeliani e della destra nostrana hanno ironizzato su questo grave episodio di violenza: si sono riconosciuti nei manganelli alzati e piombati sui corpi degli attivisti, in una sorta di fratellanza d'odio contro i movimenti pacifisti.
L'aeroporto di Bilbao, dunque, è diventato suo malgrado lo specchio della rete globale di gestione dei corpi dissidenti.
La Flotilla accusa esplicitamente Guardian Defense & Homeland Security e ISDS come i vettori attraverso cui la violenza sistemica si fa invisibile, si normalizza, si presenta come "professionalità" e "standard operativi".

Si sbaglia chi crede che la brutalità abbia bisogno di ordini politici espliciti, chiamando in causa addirittura Pedro Sánchez: essa è già incorporata nei protocolli.
Il ginocchio sulla testa, replicato con precisione quasi meccanica in contesti geografici diversi, rivela che la violenza non viene solo applicata ma esibita come dimostrazione di capacità, come messaggio a chi osserva. Il trauma dei testimoni, poi, è parte integrante della funzione comunicativa della forza, cosicché il poliziotto, l'agente o la guardia possa congratularsi con se stesso per avere eseguito alla perfezione quanto imparato nel corso di "formazione" made in Israele.
Sebbene la democrazia abbia gli strumenti per autocorreggersi, serve che il dibattito pubblico non venga eroso da omissioni e cortine di fumo.

Chiedere allo Stato basco di rescindere i contratti con le imprese israeliane di sicurezza è necessario ma non sufficiente: fin quando le stesse logiche sistemiche, la privatizzazione della sicurezza, la mercificazione delle tecniche di controllo e la criminalizzazione del dissenso resteranno intatte, i contratti cambieranno nome, ma le pratiche violente non verranno nemmeno sfiorate.
Abbiamo visto le immagini di corpi feriti che si gettano sugli altri corpi per proteggerli, dei corpi di attivisti immobilizzati nella stessa postura in continenti diversi.

Stavolta, corpi appena dimessi dall'ospedale sono stati nuovamente colpiti. Di fronte al manuale imparato a memoria negli addestramenti, l'empatia e i diritti umani e civili sono i primi a morire.
Ma i corpi non mentono nel modo in cui mentono le ideologie: il riconoscimento istintivo di Javi Aparente (questo l'ho già vissuto, su un'altra barca) è una forma di conoscenza che nessuna narrazione ufficiale può cancellare facilmente.
Quanto accaduto all'aeroporto di Bilbao ieri ha reso visibile la rete di connessioni normalmente tenute nell'ombra: tra sicurezza privata e dottrina militare, tra repressione locale e logiche globali, tra la violenza esercitata in acque internazionali e quella esercitata in una sala arrivi europea.

Il consigliere per la Sicurezza dei Paesi Baschi, Bingen Zupiria, soltanto oggi ha "lamentato" gli incidenti avvenuti sabato.
"Si trattava di permettere alle persone in arrivo di ricevere il saluto di chi le aspettava, e si trattava anche di permettere a chi stava lasciando l'aeroporto di farlo normalmente. Viste le immagini, è evidente che non siamo riusciti né nell'uno né nell'altro", ha dichiarato Zupiria nella conferenza stampa di poco fa.
"Lamento quello che è successo ieri, e lo lamento doppiamente. Lamento gli eventi, le cariche e le situazioni che si sono prodotte, e lo lamento in modo particolare perché era già concordato come avrebbe dovuto svolgersi tutto", ha aggiunto il consigliere, concludendo che "non avrebbe dovuto succedere quello che è successo".

Eppure i Paesi Baschi sono una delle regioni d'Europa che più profondamente conosce, nel proprio corpo collettivo, cosa significhi vivere sotto il peso della repressione sistematica.
Il franchismo vi esercitò per decenni una violenza di Stato metodica: torture nelle caserme, stati d'eccezione permanenti, esecuzioni.
Poi vennero gli anni del piombo, con l'ETA da un lato e i GAL dall'altro (i Grupos Antiterroristas de Liberación), squadre paramilitari finanziate dallo Stato spagnolo che assassinarono e fecero sparire persone nel silenzio complice delle istituzioni.
Quella stagione non è lontanissima. Chi oggi ha cinquant'anni nei Paesi Baschi è cresciuto in essa, di modo che la memoria della violenza istituzionale non è qui materia da libri di testo, ma insita nei racconti di famiglia e nel sospetto, mai del tutto sopito, verso l'uniforme.
È in questo contesto che va letta la carica all'aeroporto di Bilbao. Non come incidente o eccesso individuale di qualche agente, ma come un gesto che riattiva qualcosa di già conosciuto.
Importare dottrine di sicurezza da uno Stato straniero in un territorio con questa storia è una scelta che parla da sola.
Ci dice che la lezione non è stata imparata, o peggio, che è stata imparata fin troppo bene (e che qualcuno ha deciso di applicarla ancora).
C.L.Dias, 24 maggio 2026

Fonti
1. Cadena SER: "La Flotilla de la Libertad acusa a la Ertzaintza de "exportar" la brutalidad israelí al aeropuerto de Bilbao" (25/05/2026)
2. El Diario Vasco: "Cargas, porrazos de la Ertzaintza y detenciones en la llegada a Bilbao de activistas de la flotilla propalestina" (24/05/2026)
3. El País: "El consejero de Seguridad vasco “lamenta” las cargas de la Ertzaintza a activistas de la Flotilla, pero habla de “provocaciones” (24/05/2026)
4. EFE: "La llegada de activistas de la Global Sumud Flotilla al aeropuerto de Bilbao se produce entre altercados y cargas policiales" (23/05/2026)
5. RTVE Noticias: "La Ertzaintza carga contra activistas de la Global Sumud Flotilla a su llegada al aeropuerto de Bilbao" (23/05/2026)
6. El Correo: "Cuatro detenidos en Loiu en el recibimiento de la Flotilla propalestina" (23/05/2026)

#Bilbao #poliziabasca #globalsumudflotilla
#Ertzaaintza #israelestatocriminale
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· 4mo ago

Caro Erri De Luca, per non fare da "ornamento intellettuale" affacciati sul pensiero antisionista https://altreconomia.it/caro-erri-de-luca-per-non-fare-da-ornamento-intellettuale-affacciati-sul-pensiero-antisionista/

#Errideluca #carlogubitosa #sionismo #antisionismo
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· 4mo ago

Un cittadino israeliano di 24 anni fermato all'aeroporto di Ercan, a Cipro del Nord, con 4 embrioni umani nascosti in un contenitore.

Sì, è vero. La notizia si riferisce a un fatto di cronaca realmente accaduto il 19 maggio 2026. [1, 2]
Un cittadino israeliano di 24 anni è stato arrestato dalla polizia di Cipro del Nord presso l'aeroporto di Ercan. [3, 4]
I dettagli principali confermati dalle indagini delle autorità locali e dai media internazionali (tra cui il quotidiano israeliano [Ynet News](https://www.ynetnews.com/article/ryufrtakfe) e l'emittente [TRT World](https://www.trtworld.com/article/f411e0370859)):

* Il sequestro: L'uomo è stato fermato al Gate 8 poco prima di imbarcarsi su un volo diretto in Messico, via Istanbul. All'interno del suo bagaglio custodiva un contenitore criogenico specializzato per il trasporto, etichettato con la dicitura "Life Parcel". Al suo interno c'erano 4 embrioni umani vivi sigillati in altrettante provette.
* L'accusa: Il corriere è stato accusato di trasporto e traffico illegale di cellule e tessuti umani. Secondo gli inquirenti stava esportando gli embrioni senza le necessarie autorizzazioni legali del Ministero della Salute locale.
* I complici e la clinica: Le indagini hanno portato al coinvolgimento di una clinica di fecondazione assistita (IVF) di Nicosia Nord (la Vita Altera IVF). Oltre al corriere ventiquattrenne, le autorità hanno arrestato anche il direttore della clinica e un medico con l'accusa di aver operato al di fuori delle procedure consentite dalla legge. [1, 2, 3, 4, 5, 6]

La società di logistica riproduttiva proprietaria del contenitore fa capo a un embriologo israeliano. Sebbene la difesa abbia in seguito sostenuto che fosse in corso la richiesta formale per i permessi di trasferimento, l'esportazione è stata bloccata perché il corriere ha tentato l'imbarco prima che venisse rilasciata la documentazione ufficiale. [3, 6]

[1] [https://www.ynetnews.com](https://www.ynetnews.com/article/ryufrtakfe)
[2] [https://www.instagram.com](https://www.instagram.com/p/DYuKx38o68C/)
[3] [https://en.hespress.com](https://en.hespress.com/138524-israeli-traveler-caught-with-human-embryos-at-northern-cyprus-airport.html)
[4] [https://www.ticinolive.ch](https://www.ticinolive.ch/2026/05/23/traffico-di-embrioni-in-aereoporto/)
[5] [https://www.instagram.com](https://www.instagram.com/p/DYw5NEhiPw_/)
[6] [https://www.trtworld.com](https://www.trtworld.com/article/f411e0370859)

#embrioniumanivivi #ciprodelNord #trafficodiembrioniumani
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· 5mo ago
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@Gengi@mastodon.uno @attualita Per esempio lavoro? Sicurezza economica? Asili nido? ... Continua tu a rintracciare le possibili cause che non fanno propendere i giovani verso la costruzione di una propria famiglia.
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· 4mo ago

Chiara Cruciati, Ora ignorare la Palestina è più difficile, Il Manifesto, 22 maggio 2026

I TESTIMONI La Global Sumud Flotilla ha raggiunto il suo scopo, l’abbattimento del muro narrativo che la stampa e la politica occidentali hanno contribuito a erigere: costringe a guardare quanto giornalisti, attivisti, cittadini e prigionieri palestinesi denunciano, quanto scrivono in libri e articoli e mostrano nei loro film e nelle dirette tv

Qualche tempo fa a Zahra Shorrab è capitato di vedere una foto su Instagram: un uomo legato mani e piedi, seduto a terra con la schiena poggiata contro un blocco di cemento, gli occhi bendati e indosso una tuta bianca. Sul post era taggata la posizione, Gaza City. La donna ha osservato i pochi tratti del volto rimasti scoperti e lo ha riconosciuto: è suo figlio Mohammed. Lo cercava da due anni.
Era scomparso nel nulla il 20 agosto 2024. Sopra la foto c’è un «annuncio»: «In vendita». Il post è stato pubblicato da un soldato israeliano di stanza a Gaza, Harel Amshika, sul suo profilo. Di Mohammed non si hanno notizie.
È solo uno di innumerevoli casi: cittadini israeliani, siano essi soldati semplici o ministri, esibiscono crimini di guerra e contro l’umanità. Quanto avviene in Palestina non è mai stato un segreto. Eppure Israele lavora alacremente per tenere fuori i giornalisti internazionali e ammazzare quelli palestinesi. Investe una fortuna per la Hasbara, la propaganda di Stato (dai 15 milioni del 2023 ai 700 del 2026) necessaria a ripulire la propria immagine con l’aiuto di influencer, intelligenza artificiale ed eventi pubblici. Ha fatto pressioni, spesso nemmeno necessarie, sui governi amici perché reprimessero le manifestazioni per la Palestina e ha minacciato più volte le Corti dell’Aja. Da ultimo ha tentato di arginare gli effetti delle flottiglie, di mare e di terra.
Potrebbe apparire una contraddizione e il macabro show di Ben Gvir pare confermarlo: il ministro autodenuncia le pratiche di detenzione israeliane mentre il resto delle istituzioni, davanti alle condanne internazionali, le etichettano come l’atto un po’ folle di un singolo. La contraddizione, però, non c’è: quello che Israele cerca di impedire è la testimonianza diretta esterna. Ha silenziato le voci della stampa palestinese e internazionale. Ha demonizzato ogni rapporto di ong indipendenti e delle Nazioni unite. Nel caso della Flotilla, è giunto alle porte d’Europa per rapire persone che non puntavano tanto a rompere il blocco di Gaza – impresa impossibile – ma a infrangere il silenzio che lo sostiene.
La Global Sumud Flotilla ha raggiunto il suo scopo, l’abbattimento del muro narrativo che la stampa e la politica occidentali hanno contribuito a erigere: costringe a guardare quanto giornalisti, attivisti, cittadini e prigionieri palestinesi denunciano, quanto scrivono in libri e articoli e mostrano nei loro film e nelle dirette tv. La sua spettacolare cattura e l’umiliazione inflitta ai prigionieri confermano la minaccia che una simile missione rappresenta per Israele.
Il genocidio era già in diretta, ora ignorarlo è più difficile. Spetta agli equipaggi di terra continuare ad amplificare la voce palestinese.
https://ilmanifesto.it/ora-ignorare-la-palestina-e-piu-difficile

#gazagenocide #israeleStatoTerrorista #ilManifesto #22maggio_2026
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emama @emama@poliversity.it
· 4mo ago

E mentre la destra ricorda e specula sull'uccusione di Norma Cossetto, giovane donna fascista, portandola ad esempio della brutalità delle foibe, nello stesso tempo la destra italiana fa la vaga e glissa sulle responsabilità del Regno d'Italia, ancor prima del biennio fascista, nel creare quel clima d'odio che si riversò sugli italiani fascisti.

https://www.internazionale.it/notizie/nicoletta-bourbaki/2017/02/10/foibe

Quale Norma? Abuso politico del corpo di una donna e omaggio all’Italia fascista - Valigia Blu https://www.valigiablu.it/intitolazioni-pubbliche-norma-cossetto-fascismo/

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· 5mo ago

Ricorso alla Cedu contro Italia, avrebbe dovuto proteggere attivisti
Il team legale della Global Sumud Flotilla ha depositato nella notte un ricorso urgente alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro lo Stato italiano nell’interesse di Saif Abukeshek Abdelrahim e Thiago de Avila. Il ricorso evidenzia la «responsabilità» dell’Italia come Stato di bandiera della nave “Eros 1” su cui si trovavano i due attivisti al momento della loro “intercettazione». «In base alla giurisprudenza consolidata della Corte di Strasburgo e al diritto internazionale del mare - scrivono - l’Italia esercitava giurisdizione sui soggetti a bordo ed era quindi tenuta ad adottare tutte le misure necessaria per prevenire violazioni prevedibili dei diritti fondamentale. Non è stata adottata alcuna misura effettiva di protezione nè è stato avviato alcun intervento idoneo a impedire o interrompere la violazione in corso» nonostante le «autorità italiane fossero state tempestivamente informate del rischio concreto e imminente per la vita e l’integrità fisica degli attivisti». Con la procedura urgente prevista dall’articolo 39 del Regolamento Cedu si chiede di «accertare il luogo di detenzione dei due attivisti», garantirne «l’integrità fisica e psicologica», assicurare «l’accesso alla difesa» e «impedire ulteriori trasferimenti o forme di isolamento».

Da Il Sole24ore
https://www.ilsole24ore.com/art/flotilla-presidio-farnesina-governo-si-adoperi-rilascio-attivisti-AIyMNTpC?refresh_ce&nof

#globalsumudflotilla2026
#ricorsocedu

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emama @emama@poliversity.it
· 6mo ago

Nuovo record negativo sul fronte delle nascite: siamo scesi a 1,14 figli x donna nel 2025 (da 1,18 del 2024) e abbiamo perso altre 15.000 nascite (da 369.944 a 355.000). Trend negativi che proseguono, ma zero reazioni.

Anzi, si conferma il totale fallimento delle scarse e frammentate politiche familiari degli ultimi anni, con qualsiasi governo al comando. Da notare come in appena 10 anni siamo nettamente peggiorati e abbiamo regioni come la Sardegna che hanno dati da Sud Corea (0,85 figli x donna).

Ma nulla si muove, e oltre al fatto di essere il Paese più anziano d'Europa con nuovo record dell'età media (47,1 anni), è anche quello dove il dibattito pubblico/politico su questo cambiamento epocale - mai osservato prima - è relegato ai margini.

L'Italia sembra vivere in un'incredibile bolla di "spegnimento" generalizzato, dove le stesse classi dirigenti non hanno più voglia di far nulla. Si sta fermi, immobili...

Almeno così si crede, perché in realtà la società sta cambiando rapidamente: sempre più gente sola, sempre meno figli e sempre più anziani, con divaricazioni territoriali che si amplificano di anno in anno, fra province e città, ma anche fra regioni; con il Sud/Isole dimenticate e "questione meridionale" sepolta da una coltre di indifferenza.

Dalla nascita della Repubblica Italiana, a mio avviso non si è mai raggiunto un tale livello di inazione, menefreghismo e stasi politica-sociale.

L'unico motivo per cui l'Italia non perde popolazione sono i flussi migratori e incredibilmente gli espatri degli italiani sono calati nel 2025 (anche se su questo dato vi sono varie discussioni).

Ora, tutti questi trend negativi (eccetto l'aumento dell'aspettativa di vita) non sono una novità. Sono anni che escono dati, report, etc. Sono anni che vengono lanciati allarmi e appelli. Ma è evidente, a partire dalle élite, che nessuno vuole realmente cambiare la rotta dell'Ospizio Italia, salvo qualche nicchia che cerca di salvare il salvabile.

Come ho scritto anche nel mio saggio, si è scelto l'agrodolce declino... Ma il mondo là fuori, come potete vedere ogni giorno, non lascerà tranquilla e in pace la vecchia Italia.

di #AlessandroLeonardi

#TGP #Italia #Demografia #Natalità #Politica #Società

Fonte: https://x.com/AleEquilibrium/status/2039058659766890509

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emama @emama@poliversity.it
· 5mo ago
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@sposadelvento@mastodon.uno @Gengi@mastodon.uno @attualita Solo il punto 4 mi lascia perplessa: il lavoro flessibile in Italia, dove è già un miracolo avere un decente lavoro precario, per non parlare di tempo indeterminato?
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emama @emama@poliversity.it
· 5mo ago
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@naridola@mastodon.social @sposadelvento@mastodon.uno @Gengi@mastodon.uno @attualita È possibile che tu non sia vittima di luoghi comuni, ma di molti altri padri, troppi ancora, meno attenti e collaborativi?
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emama @emama@poliversity.it
· 4mo ago

“Ciao Partigiano”: il nuovo racconto di Stefano Massini https://youtube.com/watch?v=CW2JPycf8YQ&is=e2nRKXfXgTcr4pxd

#stefanomassini
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emama @emama@poliversity.it
· 4mo ago

Meloni dalle policrisi ai polialibi

"Ue è un gigante burocratico, inarrestabile nel moltiplicare le regole"
"nell’era delle policrisi instabilità e incertezza diventano la regola"
Tra gli alibi per gli scarsi risultati, oltre all'UE:

Colpa dei governi precedenti
Inchieste giudiziarie
Gestione dei flussi migratori
Burocrazia italiana

#confindustria #meloni #policrisi #polialibi

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emama @emama@poliversity.it
· 5mo ago
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@naridola@mastodon.social @sposadelvento@mastodon.uno @Gengi@mastodon.uno @attualita Non sono sicura che 50 anni fosse così: i miei genitori mi mandarono dalle suore per un anno, perché non potevo accedere all'asilo comunale, credo perché ero ancora piccola, non per il nido, ma sì per l'asilo.
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· 6mo ago

Da Ilaria Cucchi

Quando si sente dire che l’allievo supera il maestro, di solito è una buona notizia. In questo caso, tutto il contrario. Perché il maestro è Viktor Orbán, l’allieva Giorgia Meloni, e lo sport in cui si sfidano consiste nello “smantellare” la democrazia.

È questo il succo del nuovo rapporto di Liberties, rete che unisce gli sforzi di tante organizzazioni della società civile e che per un altro anno evidenzia una verità ormai inoppugnabile. La deriva autoritaria, in Europa, c’è davvero. E c’è soprattutto in Bulgaria, Croazia, Slovacchia, Ungheria. E Italia, per l’appunto.

La realtà purtroppo la conosciamo benissimo.

Intimidazioni contro i giornalisti. Criminalizzazione degli attivisti. Politiche discriminatorie a danno dei migranti. Pressioni e attacchi politici contro la magistratura - e per fortuna che abbiamo scongiurato il referendum. Senza parlare delle carceri. Decreti su decreti che non sono serviti a niente, mentre il numero dei detenuti continua a crescere e le loro condizioni a peggiorare.

Proprio dalle nostre celle, in fondo, può prendere spunto l’ormai ex maestro Orbán. Celle allo stremo, ma nonostante questo circondate dall’indifferenza. Il sogno di ogni autocrate. Lo specchio peggiore di una deriva che dobbiamo fermare al più presto

#Europa #derivaautoritaria #Italia #Bulgaria #Croazia #Ungheria #slovacchia #Liberties
#meloni #orban

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